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11.07.2024,

Negli ultimi tre fine settimana il territorio della Svizzera italiana ha sperimentato tre eventi meteorologici particolarmente intensi che hanno messo in apprensione non solo le comunità locali, colpite da danni rilevanti, bensì l’intera popolazione nazionale. L’intensità delle precipitazioni, l’esondazione dei fiumi e, in particolar modo, le colate detritiche hanno sottolineato la vulnerabilità delle persone e delle infrastrutture che quotidianamente abitano e vivono i territori alpini. 

Questi eventi hanno anche offerto un prezioso spunto di riflessione al Settore idrologia dell’Istituto scienze della Terra del Dipartimento ambiente costruzioni e design della SUPSI che, su mandato dell’Ufficio corsi d’acqua del Cantone, è incaricato del monitoraggio idro-meteorologico del territorio ticinese. I dati completano la rete delle stazioni metereologiche automatiche di MeteoSvizzera, con lo scopo di rappresentare con più accuratezza i fenomeni atmosferici. 

Le precipitazioni occorse dapprima in Vallemaggia e la settimana successiva nel Mendrisiotto sono state molto intense in tutte le stazioni metereologiche locali. La stazione pluviometrica cantonale di Cavergno, attiva dal 2004, è stata probabilmente la più prossima all’epicentro delle precipitazioni più intense del 29-30 giugno. In effetti, sono stati misurati nuovi valori estremi per le durate di 1, 3, 6 e 12 ore. Notevoli i nuovi valori record per la somma delle precipitazioni in 6 e 12 ore, rispettivamente 156 e 169.8 mm, che superano di gran lunga i valori precedenti di 100 e 137.2 mm. 

Per l’evento pluviometrico del 6-7 luglio occorso nel Mendrisiotto sono state misurate precipitazioni ancora più intense: in sole 12 ore a Cabbio Coldrerio sono stati misurati 198.8 rispettivamente 200.9 mm, mentre in 24 ore sono stati registrati 228.6 mm e ben 243.5 mm. Anche altre stazioni sul Monte Generoso, a Stabio Mendrisio hanno registrato in 24 ore valori poco superiori a 200 mm. Questi quantitativi rappresentano valori massimi per le stazioni di Mendrisio Cabbio. Per Mendrisio, in funzione dal 2004 con dati sub-giornalieri, sono stati misurati nuovi valori estremi per le precipitazioni di 3 ore (85.6 mm), 6 ore (144 mm) e 12 ore (177.2 mm). A Cabbio, i nuovi valori estremi per le stesse durate sono stati di 104.6, 165.8 e 198.8 mm, con un totale per le 24 ore di 228.6 mm, tuttavia bisogna tener presente che la stazione è operativa solo dal 2015. 

Affinché si possano analizzare in maniera più quantitativa i dati menzionati e per meglio comprendere l’eccezionalità delle precipitazioni, a Coldrerio ha piovuto in 24 ore il doppio della quantità di pioggia media di tutto il mese di luglio, con un periodo di ritorno stimato che supera i 100 anni (MeteoSvizzera, 2022). A Stabio, invece, per precipitazioni misurate sull’arco delle 12 ore otteniamo un periodo di ritorno di circa 30 anni (MeteoSvizzera, 2022).

Le intense precipitazioni hanno generato un forte ruscellamento superficiale delle acque meteoriche con un rapido e importante aumento dei livelli dei fiumi. Per il Faloppia, monitorato dal 2015, e per il Laveggio Riva San Vitale (dal 1978), sono misurati dei nuovi valori estremi rispettivamente di 87.65 e 80.77 metri cubi al secondo. Per la Breggia è stata misurata una portata al colmo di piena di 138 metri cubi al secondo, inferiore ai 182 metri cubi al secondo del 27.07.2021, tuttavia valore che prevede un periodo di ritorno stimato in circa 30 anni (periodo di osservazione 1966-2020, UFAM).

 

 Portata di piena annuale per i fiumi Laveggio Segoma (in verde), la Breggia (in blu) e il Faloppia (in rosso) (UFAM, UCA-SUPSI)

 

Torrente Faloppia al Ponte di via 1° Agosto, 08.07.2024 10:30 – portata di 86 m3/s (Andrea Mini)

 

Laghetto del Ghitello, fiume Breggia, 08.07.2024 11:00 - portata di 135 m3/s (Andrea Mini)

 

 

20.06.2024,
Il Consiglio nazionale non vuole alternative alla messa fuori servizio degli F-5 Tiger

In considerazione della situazione finanziaria della Confederazione e dell’orientamento dell’esercito alla capacità di difesa, l’esercito intende continuare a utilizzare la flotta di F-5 Tiger fino alla fine del 2027. Il Consiglio nazionale non si oppone a questa eventualità. Non chiede al Consiglio federale di redigere alcun rapporto sul possibile mantenimento di questi aerei da combattimento.

 

 

 

15.06.2024,

 

 

10.06.2024,
Ir dim tracer: quando il tracciante si fa… invisibile

 

 

 

08.06.2024,
La sicurezza, un tema importante a scuola: pubblicazione del sussidio didattico «Quanto siamo al sicuro?»

Berna - Quanto siamo al sicuro? La situazione attuale ha spostato questo interrogativo al centro dell’interesse, sia nella società in generale sia tra i giovani svizzeri. La pandemia di COVID-19, la crisi ambientale e climatica, le guerre in corso e le minacce nello spazio digitale spingono a interrogarsi sulla sicurezza. Il nuovo sussidio didattico «Quanto siamo al sicuro? La politica di sicurezza della Svizzera» illustra in maniera innovativa in che modo il tema della sicurezza può essere trattato nelle aule scolastiche. Il sussidio è pubblicato nel contempo in tre lingue nazionali.

Il sussidio didattico «Quanto siamo al sicuro?» ha un’impostazione multimediale ibrida ed è costituito di un opuscolo di 90 pagine in formato A4 e del sito web https://www.politica-di-sicurezza.ch. Con un approccio esplorativo, consente agli allievi dei licei e delle scuole professionali di base di avvicinarsi alle molteplici sfaccettature della politica di sicurezza svizzera, di informarsi sulla vasta gamma di minacce e pericoli e di conoscere le corrispondenti misure e istituzioni della politica di sicurezza.

Tre moduli

«Quanto siamo al sicuro?» è suddiviso in tre moduli. Il modulo di base interdisciplinare illustra le sfide attuali della politica di sicurezza della Confederazione. Nel modulo storico è fornita una panoramica storica con i ritratti di alcuni protagonisti della politica di sicurezza. Nel modulo dedicato alla politica sono esposti gli aspetti della politica di sicurezza svizzera attualmente oggetto di accesi dibattiti nella società.

Tre lingue

In un Paese come la Svizzera, contraddistinto da piani didattici e culture pedagogiche molto diverse tra loro, la pubblicazione contemporanea in tedesco, francese e italiano rappresenta una rarità ed è stata possibile grazie a un ampio team di produzione e sviluppo. Il sussidio didattico è pubblicato dall’Alta scuola pedagogica di Lucerna e dal Comando Istruzione dell’Esercito svizzero in collaborazione con la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, l’hep Verlag e le Éditions Loisirs et Pédagogie. In fase di elaborazione il sussidio è stato collaudato presso numerose scuole del Paese.

Tre interventi

Nel suo discorso di benvenuto alla presentazione del sussidio didattico, il dr. Armin Hartmann, direttore del Dipartimento della formazione e della cultura del Cantone di Lucerna, ha sottolineato l’importanza della cooperazione interistituzionale e della collaborazione tra le singole regioni linguistiche nell’ambito della formazione scolastica. In particolare, la cooperazione delle scuole universitarie pedagogiche con diverse istituzioni statali offre grandi opportunità didattiche. Il consigliere di Stato ha poi evidenziato l’approccio interdisciplinare e la concezione molto ampia della sicurezza esposta nel sussidio.

Il professor Peter Gautschi, responsabile dell’Istituto di didattica della storia e delle culture della memoria in seno all’Alta scuola pedagogica di Lucerna, ha illustrato l’importanza dell’apprendimento della storia nel mondo attuale. La scuola offre un’opportunità unica ai giovani di affrontare in uno spazio protetto importanti questioni di convivenza sociale. Oltre alla formazione degli insegnanti e ai programmi di studio, oggigiorno sono soprattutto i media educativi a caratterizzare l’insegnamento quotidiano. In particolare le offerte multimediali ibride, come l’opuscolo «Quanto siamo al sicuro?» e il suo sito, forniscono stimoli efficaci all’apprendimento.

Durante la tavola rotonda che ha coronato la presentazione del sussidio didattico a Lucerna, il divisionario Germaine J.F. Seewer ha sottolineato l’importanza, per la democrazia svizzera, dell’educazione politica e quindi anche dell’informazione in materia di politica di sicurezza, precisando che la sicurezza non è un compito che incombe soltanto all’esercito, ma un compito svolto da una rete integrata di cui l’esercito fa parte. È inoltre importante che anche i giovani riflettano sul contributo personale e concreto che possono fornire per la propria sicurezza e per quella dei loro concittadini.

Il sussidio didattico è stato finanziato con i contributi di diverse fondazioni e può pertanto essere ordinato gratuitamente, tramite il sito web summenzionato, presso l’hep Verlag (tedesco), le Éditions Loisirs et Pédagogie (francese) e la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (italiano).


Maggiori informazioni su «La sicurezza, un tema importante a scuola: pubblicazione del sussidio didattico «Quanto siamo al sicuro?»»:

 

 

07.06.2024,
Standardizzazione delle munizioni di piccolo calibro: armasuisse partecipa al progetto dell’Agenzia europea per la difesa

Berna - La Svizzera amplia ulteriormente la sua cooperazione internazionale con l’Agenzia europea per la difesa (EDA). L’Ufficio federale dell’armamento armasuisse partecipa a un progetto per la standardizzazione dei requisiti di efficacia delle munizioni di piccolo calibro nonché per l’ottimizzazione delle tecnologie di questi proiettili. Il capo del DDPS, la presidente della Confederazione Viola Amherd, ha approvato il relativo accordo di partecipazione al progetto «Small Arms Ammunition Technologies».

L’Ufficio federale dell’armamento armasuisse partecipa a un altro progetto dell’EDA. Il progetto «Small Arms Ammunition Technologies» (SAAT) mira a standardizzare le munizioni di piccolo calibro a livello europeo. In concreto, tra le altre cose si tratta di definire requisiti comuni per ciò che concerne l’efficacia, la logistica e la sostenibilità delle munizioni di piccolo calibro. In questo contesto, si deve sviluppare un prototipo o un modello ottimizzato di un proiettile di piccolo calibro e fornire un contributo all’ottimizzazione delle tecnologie dei componenti delle munizioni. Il progetto SAAT pone importanti basi per i futuri acquisti dell’esercito svizzero nel campo delle armi e delle munizioni di piccolo calibro. Per questi lavori, armasuisse coinvolgerà rappresentanti dell’esercito, importanti gruppi d’interesse come ad esempio la Federazione sportiva svizzera di tiro (FST) e altri esperti.

Inoltre, vi è anche la possibilità che venga coinvolta l’industria svizzera. In tal modo, le conoscenze derivanti dal progetto possono confluire direttamente nella produzione di munizioni di piccolo calibro. Partecipano al progetto Belgio, Francia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Svezia, Repubblica Ceca, Italia e Svizzera.

 

La Svizzera partecipa a otto Capability Technology Groups dell’EDA

La base è l’accordo di cooperazione con l’EDA del 16 marzo 2012. Questo accordo consente alla Svizzera di partecipare a progetti e programmi dell’EDA nel campo della ricerca e della tecnologia nonché della cooperazione in materia d’armamento. Nell’ambito di questa collaborazione, la Svizzera può identificare programmi, progetti e attività dell’EDA a cui partecipare. La partecipazione avviene fornendo contributi in specifici gruppi di esperti e di ricerca.

La Svizzera partecipa attualmente a otto Capability Technology Groups (CapTechs) dell’EDA e ha aderito a diversi progetti di ricerca. Questi gruppi e progetti portano avanti attività congiunte di ricerca e tecnologia in conformità al fabbisogno di capacità definito dagli Stati membri dell’EDA.

 

 

06.06.2024,
Le Forze aeree testano con successo il loro dispositivo di difesa sull’autostrada

Mercoledì 5 giugno 2024, quattro aerei da combattimento del tipo F/A-18 sono decollati e atterrati sette volte sull’autostrada A1 nel Canton Vaud. L’obiettivo del test era quello di verificare la capacità di impiegare velivoli da combattimento anche da ubicazioni improvvisate. Il test si è svolto con successo e senza imprevisti. Il tratto autostradale chiuso è stato riaperto al traffico giovedì mattina alle ore 04:30.

Il 5 giugno 2024, dopo oltre 30 anni, sono di nuovo atterrati e decollati su un tratto di autostrada degli aerei da combattimento delle Forze aeree svizzere. Per questo test, in base a una decisione del Consiglio federale, un tratto della strada nazionale A1 nei pressi dell’aerodromo militare di Payerne poteva essere chiuso per 36 ore al massimo.

Dopo una notte di intensi lavori preparatori, nella giornata di mercoledì gli atterraggi e i decolli sono stati effettuati con successo e senza imprevisti. Il test ha inoltre previsto diversi scenari, tra cui il rifornimento degli aeromobili e una simulazione di foratura di pneumatici.

Successivamente, grazie all’impiego della Formazione d’aviazione 11 in collaborazione con l’Ufficio federale delle strade (USTRA) è stato ripristinato lo stato originario del tratto autostradale interessato, in modo tale da poter riaprire anzitempo l’autostrada al traffico giovedì mattina.

 

La decentralizzazione dei mezzi di difesa aerea rafforza la capacità di difesa

L’Esercito svizzero è orientato all’evoluzione della situazione in materia di sicurezza e alle minacce del futuro; la guerra in Ucraina mostra l’urgenza degli sforzi in tal senso. Per continuare a svolgere il proprio compito di protezione del Paese e dei suoi abitanti, l’esercito rafforza la propria capacità di difesa in tutte le zone d’efficacia in modo complessivo, consono ai tempi e coerente. La protezione dello spazio aereo è un elemento chiave della capacità di difesa.

Secondo l’attuale concetto degli stazionamenti, gli aerei da combattimento delle Forze aeree sono concentrati nei tre aerodromi militari di Payerne, Meiringen ed Emmen. Per ridurre al minimo la minaccia derivante dai sistemi d’arma avversari a lunga gittata, le Forze aeree puntano tra l’altro sulla decentralizzazione come misura passiva di difesa aerea. Tale misura consiste nella capacità di distribuire la truppa e il materiale in tutto il Paese in brevissimo tempo. Questo presuppone, oltre all’allenamento dei piloti, in particolare il lavoro del personale di terra, per esempio relativo ai compiti di sicurezza e di logistica.

Dopo che con la fine della Guerra fredda il concetto degli stazionamenti improvvisati è stato abbandonato, si è reso necessario aggiornare e allenare i processi e l’istruzione. Le Forze aeree continueranno ad esercitare la propria capacità di decentralizzazione, anche se a breve non sono previsti altri test di questa portata.

 

 

 

30.05.2024,

Sistema modulare di abbigliamento ed equipaggiamento

Dal 2023 l’Esercito svizzero doterà gradualmente le sue truppe di un nuovo equipaggiamento, denominato «Sistema modulare di abbigliamento ed equipaggiamento». Saranno sostituiti la tenuta da lavoro (tenuta C), il pacchettaggio di base 90, lo zaino da combattimento 90, il giubbotto di protezione 96 e i sistemi di idratazione, giunti al termine della loro durata d’utilizzazione. Nel presente dossier troverete tutte le informazioni sul nuovo equipaggiamento.

Dal 2023 l’Esercito svizzero doterà gradualmente le sue truppe di un nuovo equipaggiamento, denominato «Sistema modulare di abbigliamento ed equipaggiamento» (SMAE). Il sistema SMAE presenta migliori caratteristiche termiche ed ergonomiche nonché un peso e un volume ridotti al minimo. Grazie alla sua struttura modulare, è adatto a tutti i tipi d’impiego. Saranno sostituiti la tenuta da combattimento 90/06, il pacchettaggio di base 90, lo zaino da combattimento 90, il giubbotto di protezione 96 e i sistemi di idratazione, giunti al termine della loro durata d’utilizzazione.

Quali componenti comprende il sistema SMAE?

  • Il sistema SMAE comprende 33 nuove componenti. Quest’ultime vanno a formare sette strati, dalla biancheria intima alla protezione dalla pioggia e dal freddo, a cui si aggiungono i copricapi e gli accessori del vestiario.
  • Sono stati inoltre introdotti due nuovi sistemi di protezione modulabili e liberamente configurabili: il portapiastre 18 e il giubbotto di protezione 18.
  • I nuovi sistemi di trasporto comprendono diverse piattaforme di sostegno sulle quali possono essere fissati in maniera modulare diversi tipi di tasche. Tutti i militari in servizio disporranno in futuro di uno zaino da combattimento, di uno zaino d’impiego tattico e di una sacca d’impiego tattico.
  • Tutti i militari disporranno di un sistema di idratazione munito di una sacca idrica e di un sistema di idratazione in PET.

Un equipaggiamento modulare per una maggiore flessibilità

Complessivamente il sistema SMAE è costituito di 148 oggetti d’equipaggiamento, combinabili a piacimento tra loro. I militari possono pertanto adeguare il loro equipaggiamento alle condizioni e alla situazione specifica di ogni impiego. Le tasche, per esempio, sono state concepite per poter essere portate in diversi modi (a scelta, sui sistemi di trasporto, sui sistemi di protezione o sugli zaini).